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Trumper Concertos • Ghidalla /Monteux

Pierre Montex non fu mai direttore musicale stabile della Boston Symphony Orchestra, ma ne fu spesso direttore ospite. Pur avendo io per Charles Munch (che da sempre in Francia scrivono correttamente Münch) una totale ammirazione, anche in repertori a lui lontanissimi (Mozart ad esempio), gli ho sempre preferito – per un pizzico – Pierre Monteux, anche per una sua maggiore propensione all'opera (non ho alcuna opera lirica diretta da Münch... ce ne sono?). Dalla voce enciclopedica Wikipedia dedicata a Monteux, scopro che durante la 'reggenza-Koussevitzky' della BSO, Monteux non potè mai salire su quel podio, a causa (forse) della gelosia che il Russo aveva per il Francese. Ci pensò, appunto, Münch a invitarlo frequentemente e la RCA a fargli incidere dischi di impareggiabile bellezza. Dopo la direzione stabile con la San Francisco Symphony, durata dal 1935 al 1952, Monteux ha dovuto attendere l'umoristico 'contratto' a vita' con la London Symphony, il cui decorso iniziò nel 1961 (Monteux aveva 86 anni!) e che prevedeva una permanenza su quel podio per 25 anni con tacito accordo di rinnovo per altri 25. Grande Monteux!!! Il suo ultimo concerto lo fece a Milano, con la RAI, e in programma c'erano Wagner, Brahms e Berlioz. Questa registrazione del Concerto di Hummel, con il pluri-ammirato Armando Ghitalla (tromba della Boston Symphony Orchestra dal 1951 al 1979, diventandone la principale dal 1965) rappresentò la prima incisione mondiale di questa pagina che poi entrò prepotentemente nel repertorio di tutti i trombettisti. Ed è anche una tra le ultimissime incisioni in studio di Monteux (qui siamo nel dicembre 1963: il mese prima – aveva passato gli 88 anni – aveva inciso un disco per la Decca con suo figlio flautista Claude Monteux e per Philips l'Incompiuta di Schubert; nel febbraio del 1964 registrerà Mozart per la Guilde International du Dusque e Ravel ancora per Philips, il suo ultimo LP). L'ensemble da camera che proviene dalla Boston Symphony non è proprio al massimo della sua leggendaria precisione, ma non ci sono cose tremende, e il pezzo di Hummel si fa ascoltare con gran

piacere. La seconda facciata è meno interessante, in particolar modo la pagina cameristica di Albrechtsberger, con la presenza (continuo) piuttosto invadente del pianoforte e non di un clavicembalo... amen!...

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