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  • grandezecky6

Legrenzi: La vendita del core • Blanchard

In fondo a questa pagina c'è il solito trito e ritrito commento che questa musica barocca, così eseguita, è troppo fuori stile, con voci da opera dell'Ottocento. Sì, si sa: basta. E anche in queste (e altre) pagine di ascolto discografico di è discusso e si discuterà ancora sul valore di dischi come questo. Ho sempre detto che (nell'assoluto rispetto della ricerca musicologica e della rivalutazione della prassi esecutiva) ultimo supremo giudizio è il mio gusto, la mia emozione, l'entrare in 'simpatia' con le varie esecuzioni musicali. Poi si posso discutere mille cose su questi cimeli discografici e sulla loro validità in mezzo a moltissime incisioni con altrettanti numerosi ensemble. La registrazione di questo 'breve' oratorio di Giovanni Legrenzi risale al 1963, Salle Wagram di Parigi, dal 19 al 21 giugno. Che fosse già un'edizione fuori mercato in quegli anni è evidente dal suo ascolto (qui una edizione 'libera' ma ripreso nella sua rara versione stereo - come la mia - purtroppo massacrata da tagli che nel mio disco non ci sono, e credo sia una versione radiofonica in un qualche modo ripresa e risistemata omettendo drasticamente i difetti del disco d'archivio Rai... https://www.youtube.com/watch?v=MjgfbklbvhQ). Sono questi gli anni del primo Nikolaus Harnoncourt, della discografia stereo di Thurston Dart e Kees Otten, degli esordienti Jürgen Jürgens e Konrad Ruhland. Di lì a poco arriveranno Thomas Binkley e Thomas Beckett... Ma alla voce di Rosanna Carteri io non rinuncio nemmeno quando canta le canzoni del Musichiere o di Sanremo. Qui è quasi a ridosso del suo prematuro ritiro dalle scene che avvenne nel 1966, nel pieno della sua maturità artistica e vocale, alimentando la voce che fu imposizione del suo ricchissimo marito, sposato nel 1959, che la voleva più vicino alla famiglia che non al palcoscenico... E mi piacciono pure anche le voci di Michel Lecocq (tenore) e di André Vessières (più baritono che basso), entrambe ben note ai melomani dell'opera francese. La direzione è piuttosto pedestre, dimostrazione che Roger Blanchard era ancora nel 1963 lontano anni luce da quello che gli stava succedendo attorno... Detto questo mi godrò tra poco questo disco che spero (presto) di risistemare dai funesti editing che, purtroppo, sono originali della registrazione.


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