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  • grandezecky6

Schulhoff: The Communist Manifesto • Vajnar

Aggiornato il: 19 set 2019

Viene voglia di scrivere: "Quanto ben di Dio sprecato". Non voglio fare politica (partitica) in queste pagine, nonostante qualche errore di condivisione di altri post, ma avendo per Erwin Schulhoff una ammirazione incondizionata e totale (le sue sinfonie e i suoi quartetti sono cosa da andare giù di testa), questo suo lavoro è molto presuntuoso e deludente. Si presta chiaramente ad essere manipolato, usato, 'sfruttato'. La vita di questo grandissimo e sfortunato compositore la trovate qui (https://en.wikipedia.org/wiki/Erwin_Schulhoff) mentre notizie specifiche sull'oratorio in questione non ce ne sono molte, solo il fatto che: «mentre negli anni '30 la vita per Schulhoff diventava sempre più difficile (soprattutto per gli ebrei e gli uomini delle sinistre politiche) era sempre più attratto dal comunismo. Nel 1932, scrisse un oratorio profano su un libretto da lui appositamente commissionato a Rudolf Fuchs e basato sul Manifesto del Partito Comunista. La partitura non fu mai eseguita, e si presumeva fosse perduta fino a quando non fu ritrovata nella Russia Sovietica negli anni '60. Nel 1933 si recò a Mosca per un concorso musicale rivolto alla classe operaia. Sempre più politicamente attivo, iniziò a scrivere lied dai contenuti esplicitamente socialisti».

L'ascolto è doppiamente deludente: A) è sempre difficile mettere in musica pensieri filosofici, a meno che non sia un protagonista di un'opera lirica ad esprimerli. Un esempio lampante? 'Also sprach Zarathustra' di Richard Strauss, che è un lungo poema sinfonico dove non succede nulla. Mentre 'Till Eulenspiegel' e 'Don Juan' sono visibili, mentre 'Don Quixote' e 'Heldenleben' sono visibili, e pure 'Tod un Verklärung' è 'visibile', nello Zarathustra occorre fare uno sforzo maggiore per capire cosa c'è dietro, e dietro non c'è proprio nulla, solo pensieri e filosofia. Qui è forse anche peggio, perché mettere in musica l'abbattimento ad opera del proletariato della società borghese che ha fatto del mercato e del commercio le concrete barriere tra le classi sociali non è cosa facile, anzi: non è cosa. Sarebbe già difficile in un'opera, figuratevi in un oratorio... B) tante idee musicali e tutte orchestrate con straordinaria sapienza riunite sotto un testo che è filosofia pura, non è poesia e non è teatro, testimoniano uno spreco intellettuale piuttosto evidente, che ha messo questo oratorio tra le cose che possono essere dimenticate. Ascoltare per credere: https://www.youtube.com/watch?v=dAujsDBZByA Non faccio qui un post politico, ma solo musicale. E ho sempre pensato che quando le altezze che la musica sa raggiungere sposano 'cose' che nulla hanno a che fare con l'arte, precipitano giù da quelle stesse altezze per crollare nell'indifferenza e nel grigiore della presunzione. Ed è quello che è successo a questa musica: poteva starsene tranquilla ancora per altri 500 anni senza che nessuno ne sentisse realmente la mancanza, questo solo e unicamente per il contenuto inadatto a divenire arte*. Amen: Erwin Schulhoff ha fatto poi cose talmente straordinarie e di incommensurabile bellezza da fargli perdonare questo svarione musicale. Interpreti di questo LP, mai ristampato in CD: soprano: Marcela Machotková: contralto: Blanka Vítková; tenore: Jiří Zahradníček, basso: Antonín Švorc; Prague Radio Chorus (M° del coro Milan Malý); Kühn Children’s Chorus (M° del coro Jiří Chvála); Prague Radio Symphony Orchestra diretta da František Vajnar; registrazione effettuata alla Smetana Hall di Praga il 20 e il 21 settembre 1976. *Devo nuovamente spezzare una lancia a favore di Piero Buscaroli che aveva molti anni fa stigmatizzato quei lavori artistici che – come questo – avevano come prospettiva l'educazione politica attraverso la musica. La musica di per sé, per la sua universale ed eterna bellezza, è già un 'evento' politico. Aggiungere ad essa testi che somigliano a dogmi di partito, o programmi politici, o suggerimenti 'catechistici' di vita politica non porta a nulla. E questo da qualunque area politica provenga l'autore del testo. È capitato anche al mondo cattolico nel quale sono nato e che sento mio: se la musica del testo tratta questioni di fede, la cosa (più o meno) funziona sempre, ma se il testo tratta di un eventuale schieramento politico cattolico tutto si affossa e cade addirittura nel ridicolo (e vi assicuro che i testi teatrali ad uso delle compagnie giovanili delle parrocchie italiane – che la Casa Editrice Eco di Milano vendeva negli anni '70 – sono semplicemente assurdi ed imbarazzanti).


#collezionisti #antiquariato

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