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GIANFRANCO RIVOLI, UN 'WORK IN PROGRESS'

Ecco l'ampliamento delle pagine I dischi di Zecky. Ospiterò qui - attraverso aspetti biografici, musicali e discografici -

la carriera musicale del direttore d’orchestra milanese Gianfranco Rivoli. Sarà un lavoro che si protrarrà nel tempo e che si arricchirà sempre di nuovi contenuti e documentazioni. Con me saranno coautori delle pagine i due figli del direttore d’orchestra, Gianmarco e Gianluca, che tesseranno il bellissimo ricamo artistico di un grande musicista, amatissimo dalle orchestre, ammirato dai solisti che accompagnava e autorevole interlocutore dei compositori che gli hanno affidato le prime esecuzioni mondiali dei loro lavori. Io, da appassionato di vinili, coordinerò il tutto e aggiungerò le mie esperienze discografiche (solo quelle ufficiali, impossibile seguire - nel maremagnum dei siti online - le sue registrazioni non ufficiali). 

 

GIANFRANCO RIVOLI, A 'WORK IN PROGRESS'

Google translation: here the expansion of the I dischi di Zecky. I will host here - through biographical, musical

and recording aspects - the musical career  of the Milanese conductor Gianfranco Rivoli. It will be a work that will last over time and will always be enriched with new documentary contents. The two sons of the conductor, Gianmarco and Gianluca, will be

co-authors of the pages, weaving the beautiful artistic embroidery of a great musician, loved by the orchestras, admired by

the soloists he accompanied and authoritative interlocutor of the composers who entrusted him with the first world performances of their works. As a vinyl enthusiast, I will coordinate everything and add my recording experiences

(only the official ones, impossible to follow - in the maremagnum of online sites - his unofficial recordings). 

L'interpretazione musicale italiana è ricca di grandi personalità artistiche: alcune sono diventate più famose di altre grazie alla loro notevole eredità discografica e alla quantità di materiale sonoro testimone della loro attività; altri – per scelta – hanno condotto la loro carriera in modo più defilato ma non per questo meno importante. Gianfranco Rivoli è stato tra gli artisti più amati dalle orchestre, dai solisti e dai cantanti di tutto il mondo; fu un Italiano ‘d’esportazione’ (termine coniato per una serie di programmi radiofonici nazionali) e - nonostante fosse frequentemente scritturato per il grande repertorio operistico italiano, egli ottenne straordinari successi nell’opera francese, nel mondo musicale del barocco portoghese e spagnolo, nella musica sinfonica delle grandi scuole nazionali (nordiche e russe) e - ultimo ma non ultimo - nel repertorio musicale del XX secolo, italiana ed europea.

 

Nato a Milano il 2 giugno 1921, Gianfranco Rivoli compie gli studi presso il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ della sua città, dove si diploma in composizione, direzione d’orchestra (sotto l’accurata docenza di Antonino Votto) e canto corale; completa poi la propria preparazione professionale compiendo studi di pianoforte e organo, strumenti dove apparve subito un fuoriclasse per la straordinaria velocità di lettura delle partiture, anche le più complesse.

 

Nel 1937 Rivoli è vincitore del Concorso nazionale di composizione per pianoforte di Bologna e, nel 1940 – a ridosso della seconda guerra mondiale – diviene giovane direttore dell’Orchestra Universitaria di Milano. Sono questi i tempi duri della guerra: nel 1943 il giovane musicista interrompe la promettente carriera di direttore d’orchestra per essere obbligatoriamente arruolato nell’esercito, dove presta servizio fino all’8 settembre 1945. Era quella un’Italia in balìa tra la follia politica fascista e la volontà di uscire al più presto dal degrado della guerra: come Gianfranco Rivoli, sono stati molti i giovani musicisti coinvolti loro malgrado nelle vicende politiche di quegli anni: Bruno Maderna, Carlo Maria Giulini e Guido Cantelli, Gioconda De Vito, Arturo Bendettti-Michelangeli, Carlo Zecchi, i componenti del Quartetto Italiano, il giovanissimo Igor Markevitch (all’epoca residente a Firenze) e i più ‘anziani’ Vittorio Gui, Willi Ferrero, Victor de Sabata e Gino Marinuzzi, per non parlare dei più grandi cantanti operistici di quegli anni, tutti in bilico tra opportunismo politico e disgusto per il fascismo.

 

Gianfranco Rivoli ebbe la fortuna di essersi adoperato solo per la causa musicale: nel 1942 (ma il film uscì nel 1943) scrisse la colonna sonora per il film I trecento della settima, commossa celebrazione dell’eroismo alpino del regista Mario Baffico. La pellicola narra la storia di una compagnia di Alpini, che – partita da un borgo di una delle nostre vallate italiane – si reca in Albania dove le è affidato il compito di tenere ad ogni costo un valico di particolare importanza strategica. I trecento uomini, stretti intorno al loro capitano, restano fedeli alla consegna e resistono all’infernale accanimento del nemico, preponderante e meglio piazzato, logorandosi, assottigliandosi fino a rimanere solo un manipolo di uomini e sopportando privazioni di ogni genere. Alla fine l’esiguo gruppo di superstiti, conquista la vetta in mano del nemico e, con il morale altissimo, gli ultimi alpini rendono gli onori al proprio capitano eroicamente caduto. Il film, apertamente propagandistico, era recitato dai veri alpini di due battaglioni piemontesi e le scene furono girate in parte a Cinecittà, in parte sulle colline di Limone Piemonte e (per le scene d’altura) alle pendici del Monte Bianco. Se il successo di pubblico e di critica fu modesto (nel volume II della collana Cinema, grande storia illustrata della DeAgostini, Novara 1981, viene sottolineata l’impressione di imminente sconfitta italiana che il film induceva sul pubblico) in sé il film può ben definirsi un ‘anticipo’ del neorealismo cinematografico italiano che dominerà le sale di proiezione italiane del dopoguerra. La musica di Rivoli è di grande pregio: divisa tra descrittivismo dell’ambiente naturale e bellico, e l’introspezione del sentimento eroico-umano di quegli alpini, essa dimostra essere prova di notevole sapienza musicale ed orchestrale, seppur contenga riferimenti - tra l’altro assai apprezzati - alla musica operistica italiana.

 

Finita la guerra e ritornato in Italia, Gianfranco Rivoli incontra Raffaella Cortellini che diventa sua moglie: dal matrimonio nascono i primi due figli, Gianluca nel 1946 e Gianmarco nel 1948. È nel 1946 che il giovane maestro inizia un lungo periodo di collaborazione con il Teatro alla Scala di Milano: con la ricostruzione del Piermarini, le prime esperienze del direttore milanese conobbero immediato e caloroso successo, tanto che sul podio scaligero (grazie ai suoi sinceri sostenitori, Antonino Votto e Victor de Sabata) fu invitato stabilmente come direttore dei balletti fino al 1951. Fu nella stagione estiva della Scala, che si tenne presso il Palazzo dello Sport nel 1946, che il venticinquenne Rivoli salì sul podio per dirigere il capolavoro di Delibes, Coppelia: i cui interpreti erano artisti di grande notorietà, quali il famoso Ugo Dell’Ara, l’étoile Emilia Clerici e Ria Legnani. Le sontuose scene ed i costumi erano di Nicola Benois, figlio del pittore e scenografo Aleksandr. Nel giugno 1947, in occasione della XXV Fiera di Milano i Delegati di Francia vennero invitati ad una serata in loro onore con una applaudita rappresentazione di Madama Butterfly. Sul podio salì una vera star di quel tempo, Antonio Guarnieri, mentre a Gianfranco Rivoli venne affidata la direzione di un capolavoro della danza, il celeberrimo Boléro di Maurice Ravel. La magistrale esecuzione di Rivoli, indirizzata ad una visione fortemente idiomatica del pezzo, entusiasmò i delegati francesi per la stupefacente interpretazione dell’orchestra e la perfetta preparazione del corpo di ballo.

È anche capitato, in quegli anni giovanili, che l’intemperante giovane Gianfranco non tenesse a freno la lingua e gli capitasse di criticare i potenti sovrintendenti e direttori artistici della rinascita teatrale italiana del dopoguerra. Alla fine di quegli anni ‘40 Rivoli fece spalluccie a diverse richieste musicali, trovando da dire su alcune scelte artistiche di Antonio Ghiringhelli, sovrintendente del Teatro alla Scala, imperturbabile imprenditore ed industriale: questi gli aveva affidato la direzione di alcuni balletti da eseguirsi al Parco dello Sport, in attesa della ricostruzione del Teatro alla Scala e non gradì le critiche. Dal 1946 (appena inaugurato il Teatro dopo la ricostruzione) Ghiringelli si affidò al solido mestiere di Gianfranco Rivoli, scritturandolo per numerose rappresentazioni della stagione dei balletti. In generale, le circostanziate critiche ai ‘potenti’ non facilitò la carriera di Rivoli (e questo più in Italia che all’estero), ciò nonostante gli spettacoli che diede alla Scala gli furono utili nella vita professionale successiva, e comunque, per i dirigenti, i registi, i cantanti e i lavoratori dello spettacolo che lo conobbero, il suo carattere schietto e sincero fu spesso apprezzato poiché erano consapevoli che Rivoli non aveva mai secondi fini e che tutto ciò che diceva e faceva era in nome della musica e della sua onestà intellettuale. 

Rivoli viveva il teatro dal 'di dentro’, viveva la musica in modo totalizzante e la sua curiosità artistica lo spingeva sempre a presenziare alle prove dei maggiori maestri di quegli anni e di assistere alle storiche messe in scena di opere che hanno fatto la storia del teatro milanese. Dai grandi direttori Rivoli ha appreso i segreti dei ‘suoi maestri (erano nello stesso tempo ‘colleghi’): Victor de Sabata, Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Antonino Votto, il giovanissimo Guido Cantelli, Argeo Quadri, Franco Capuana, Issay Dobrowen, il suo stesso insegnante Antonino Votto e soprattutto Wilhelm Furtwängler. Gianfranco Rivoli, davanti a queste monumentali figure musicali, si confrontò da par suo con l’olimpo della direzione d’orchestra. 

 

Spesso si alternava, nella direzione, con un direttore già molto noto al pubblico milanese, Nino Sanzogno. In collaborazione con l’amico fu protagonista di stagioni memorabili in tournée per l’Italia a portare opera i balletti creati a Milano all’Arena di Verona, al Maggio Musicale Fiorentino ed al Teatro Regio di Torino. Nel 1950 Gianfranco Rivoli ebbe l’occasione di dirigere una delle più grandi étoile dell’Opéra de Paris, Yvette Adrienne Chauviré, che dal 1948 calcava trionfalmente i più prestigiosi palcoscenici d’Europa. Per la Chauviré quelli non erano anni facili, non per la sua professione, ma per la ‘gelosia’ che il pubblico parigino riservava alla sua ‘musa della danza’, vedendola trionfare prima a Montecarlo e poi a Milano (da lì a poco passerà al Royal Ballet di Londra). L’amore che Yvette Chauviré aveva per Milano e per La Scala era assoluto e sincero: l’incontro con un artista sensibile ma nel contempo tecnicamente inappuntabile come Gianfranco Rivoli produsse spettacoli memorabili. Il balletto, in quegli anni della ripresa sociale ed economica italiana, nel cuore dei Milanesi aveva già raggiunto la stessa importanza dell’opera lirica, e per i maggiori capolavori di questo prezioso genere musicale si alternavano artisti di conclamata fama. Gemma tra le gemme fu proprio Yvette Chauviré, indimenticabile Regina ne Il lago dei cigni di Čajkovskij: lei è perfetta e Rivoli l’accompagna in modo superbo. L’intesa è assoluta, il trionfo è certo: l’ultima recita di quella produzione era il pomeridiano domenicale del 19 febbraio 1950 e tutta la compagine era perfettamente rodata. Nei camerini, gli artisti sono provati, esausti ma enormemente felici dell’eccezionale rappresentazione: ci si saluta, è un ‘arrivederci’ che un po’ sa anche di addio. Rivoli, ammirato - anzi estasiato - della Chauviré rimanda al giorno dopo un ultimo incontro con l’étoile francese. Il lunedì il direttore d’orchestra è alla Scala, incontra la Chauviré e - con una timidezza che non gli era propria - le chiede… un autografo! Non vi sembri una banalità: non era uso tra gli artisti scambiarsi reciproci autografi, ma quel gesto così semplice, spontaneo di Gianfranco suscita la sincera ammirazione di Yvette che scrive:

 

Pour le Maestro G. Rivolli (sic)

En souvenir de notre “Lac des Cygnes”

si parfaitment dirigé

Sincères remerciements 

Chauviré Y

Milan 20/2/50

 

I Milanesi del Piermarini ricorderanno a lungo il meraviglioso spettacolo offerto dalla Chauviré e da Rivoli. Da lì a poco il direttore d’orchestra tornerà sul podio della Scala per una superba esecuzione de Les Sylphides su musiche di Chopin arrangiate da Vincenzo Tommasini, raffinatissimo compositore che morirà sul cadere proprio di quel 1950. A Milano Rivoli tornerà nel 1971 (alla Piccola Scala) dove dirige il balletto Serenata di Alfredo Casella ed un allestimento dell’opera L’arca di Noè (Noye’s Fluddle, ma cantata in italiano) scritta da Benjamin Britten.

 

La seconda grande città italiana che vide Rivoli nel fulgore della sua arte direttoriale fu Genova. La ‘Superba’ non aveva solo il Carlo Felice come principale teatro d’opera, ma un numero importante di altre realtà musicali, sia nel genere lirico che sinfonico, come il celeberrimo Cinema Teatro S. Margherita ed il Teatro Grattacielo. Tra il 1952 e il 1973 Gianfranco Rivoli fu uno dei protagonisti principali del mondo musicale genovese: l’esordio nel capoluogo ligure avvenne al Teatro Augustus nel 1952 con Rigoletto di Verdi, Madama Butterfly di Puccini, Cavalleria rusticana di Mascagni e Pagliacci di Leoncavallo, opere quest’ultime che videro la prestigiosa presenza sul palcoscenico di Beniamino Gigli. L’Augustus era un teatro ‘fortunato’, dato che fu miracolosamente risparmiato dea bombardamenti del 1941 e in un qualche modo rappresentò la rinascita artistica della città allorché vi presenziarono autentici fuoriclasse come Alberto Sordi (agli esordi) e un grandissimo del jazz come Louis Armstrong. Nel 1952 Gianfranco Rivoli diresse La traviata, con interprete un meraviglioso soprano di origine rumena, Virginia Zeani, Don Pasquale di Donizetti e un’operina moderna Tempo di Carnevale scritta da Guido Farina (1903-1999) su libretto di Arturo Rossato. Farina tenne a lungo la Cattedra di Cultura musicale e (successivamente) di Polifonia vocale al Conservatorio di Milano ed è indubbio che con Rivoli si conosce personalmente, anche se non ci sono documenti riguardo un loro eventuale rapporto d’amicizia.

 

Nel 1960 finalmente salì sul podio del Carlo Felice (Teatro Comunale dell’Opera come era chiamato allora) con La forza del destino di Verdi e (per la stagione estiva) diresse Il barbiere di Siviglia al Parco della città di Nervi. La stima che Genova mostrò a Rivoli gli valse un solido credito nel proporre opere di autori viventi, cosa non insolita in una Italia che stava conoscendo il suo boom economico e che chiedeva lavori diversi dal grande repertorio: nel 1962 si susseguirono Il prigioniero di Dallapiccola, Il mantello di Luciano Chailly e Mavra di Stravinskij; nel 1963 ecco vedere la luce Le mystère de la nativité di Frank Martin (con Magda László); Battono alla porta di Riccardo Malipiero; in aggiunta ad un’opera belcantista che in Italia aveva avuto grande fortuna agli inizi del ‘900, Fra Diavolo di Daniel Auber. A Genova seguirono altri lavori di grande repertorio: nel 1964 Lucia di Lammermoor (con una sensazionale Renata Scotto), Rigoletto (con il grande Alfredo Kraus - che divenne uno degli amici più intimi e sinceri di Rivoli) e La Périchole di Offenbach. Nel 1965 Genova vide la nascita di due opere nuove (Il rosario di Jacopo Napoli, e Il contrabbasso di Valentino Bucchi) e di un’opera praticamente mai rappresentata in Italiana, Der Mond (La luna, cantata nella traduzione italiana) di Carl Orff. Mozart operistico appare nel 1966, con il Così fan tutte, nel sontuoso parco di Villa Gavotti Della Rovere di Albissola; nel 1967 dirige Les Adeux di Marcel Landowski e Partita a pugni di Vieri Tosatti infine nel 1968 mette in scena Job (di Dallapiccola), Œdipus Rex di Stravinskij e El retablo de maese Pedro di Manuel de Falla.

È in questo periodo che Gianfranco Rivoli viene notato dalle dirigenze artistiche di alcuni teatri lirici europei: la sua notevole capacità di assecondare le voci senza stancarle mai (ma, al contrario, valorizzandone i timbri e le capacità espressive) convinsero molti importanti teatri d’opera (e alcune prestigiose orchestre sinfoniche e radiofoniche) che poteva essere la persona giusta per incentivare la presenza di pubblico nei teatri e arricchire il patrimonio di musica incisa per gli archivi radiofonici grazie al suo grandissimo valore musicale ed alla notevole originalità del repertorio. Ha inizio la fase ‘d’esportazione’ della carriera di Gianfranco Rivoli: Parigi, Montecarlo, Zurigo, Ginevra, Amsterdam, L’Aia, Lisbona e – soprattutto – la lunga collaborazione col Teatro dell’Opera di Vienna. Lasciò quindi Genova per portare l’arte italiana e la musica del XX secolo per l’Europa: l’ultima apparizione di Rivoli a Genova fu nel 1973 con musica moderna: Renard di Stravinskij ed Il cordovano di Petrassi 

 

La Liguria confina con la Francia e la passione di Rivoli per i festival musicali lo porta inevitabilmente a dirigere opere al Festival di Aix-en-Provence: saranno ben nove le stagioni in cui sale sul podio per dar vita a capolavori come L’incoronazione di Poppea (con una giovanissima Teresa Berganza), Don Giovanni (con la Stich-Randall), Don Pasquale (con Gabriel Bacquier) e Il barbiere di Siviglia (ancora con la Berganza e il giovane Luigi Alva).

 

All’inizio del 1970 Rivoli è chiamato alla direzione musicale mentre è in costruzione il nuovo Teatro Regio di Torino, distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, che verrà inaugurato nel 1973. A Torino e in Piemonte, Rivoli diviene promulgatore di applaudite iniziative per la diffusione (anche in provincia) di musica lirica e sinfonica. La sua capacità manageriale, oltre che il forte carattere musicale e l'affabilità che mostrava con le maestranze, fu ampiamente lodata dal compositore e sovrintendente Alberto Bruni Tedeschi, la cui stupefacente vita meriterebbe oggi una accurata e documentata biografia. Il lavoro di Gianfranco Rivoli a Torino è testimoniato da una serie di spettacoli di prestigio internazionale, grazie anche ai cantanti che gli erano diventati amici e solidi collaboratori, primo fra tutti Alfredo Kraus. Questo ristretto elenco di lavori presentati a Torino mostra la caratura artistica ed intellettuale di Rivoli: Il cordovano, Wozzeck, Il gabbiano (opera di Roman Vlad). Giovanna d’Arco al rogo, Peter Grimes, Jenůfa, Katerina Izmajlova, The Rake’s Progress insieme al grande repertorio lirico con La traviata, Werther, Il barbiere di Siviglia, La Gioconda, Les Contes d’Hoffmann, La Bohème e un Boris Godunov dove Rivoli ottenne un trionfo personale come formidabile direttore d’opera russa. In tournée nella provincia piemontese, ligure e lombarda Rivoli portò il Requiem di Verdi che fece emozionare migliaia di persone. Ecco un commosso ricordo di Piero Robba, conservatore dell’Archivio Storico del Regio di Torino:

 

Ho conosciuto Gianfranco Rivoli all’inizio di settembre 1971 quando, a seguito di concorso del Teatro Regio, assunsi l’incarico di ispettore del coro (...) L’incontro e la frequentazione con Gianfranco Rivoli è stata una delle esperienze più importanti sia sul piano professionale sia sul piano umano e civile. Persona decisa, dinamica, comunicativa, mi affascinò immediatamente e si stabilì subito un rapporto franco e cordiale. Saputo della mia precedente esperienza nel teatro di prosa si interessò molto del lavoro e dell’ambiente e ricordo con piacere l’esperienza nel dirigere famosi attori come Valentina Fortunato, Sergio Fantoni, Enzo Garinei e altri con la regia di Luca Ronconi nella Giovanna d’Arco al rogo di Honegger, nel 1967 al Teatro Nuovo.

Il maestro Rivoli veniva da una lunga frequentazione con il Teatro Regio che risaliva al 1949 quando diresse il balletto Passacaglia con musiche di J.S. Bach, al Teatro Nuovo, poi diresse altre opere, balletti e concerti fino al 1980, facendo conoscere a Torino dei capolavori del Novecento quali Daphnis et Chloé di Ravel, Il prigioniero di Dallapiccola, Wozzeck di Berg, Il cordovano di Petrassi, Œdipus Rex di Stravinskij, Peter Grimes di Britten, Jenůfa di Janáček, Katerina Izmajlovai di Šostakovič e altre opere e autori sconosciuti al nostro pubblico.

Nel gennaio 1971 fu nominato Direttore Stabile, ruolo che precedentemente non esisteva nell’organico del Teatro. Questa fu una delle tante invenzioni che il nuovo Sovrintendente Giuseppe Erba introdusse al Regio come l’incredibile idea-progetto delle Stagioni d’Autunno al Palasport, idea che trovò in Gianfranco Rivoli uno dei più validi sostenitori e di cui divenne l’artefice.

Rivoli in realtà aveva anche le funzioni di Direttore Artistico, anche se non ufficialmente in quanto, tra il 1970 e il 1972, si alternavano alla direzione artistica Ferdinando Previtali e Luciano Chailly come consulenti, ma di fatto quasi mai presenti a Torino. Rivoli svolse egregiamente sia la direzione che l’organizzazione artistica, in un clima e una situazione molto difficili. Difficoltà e ostacoli logistici, sindacali, economici, legislativi, che una personalità decisa e operativa come Rivoli, abbinata alla determinazione di un sovrintendente come Erba, riuscirono a gestire e controllare determinando il successo del Palasport e le premesse del nuovo Regio che era in gestazione.

L’esperienza del Palasport è stata utile e interessante, ma certamente le difficoltà di lavoro in un ambiente nuovo e adattato non erano poche e, in più occasioni, i rappresentanti del coro e i sindacalisti contestavano la Direzione il cui referente era Gianfranco Rivoli. Durante un ennesimo scontro verbale ricordo la reazione del Maestro alle accuse poco ortodosse, alle quali esplose gridando: «Io ho fatto la Resistenza, figuriamoci se mi impressionano quattro fascistelli come voi!». Con qualche mormorio i contestatori si calmarono.

Gianfranco Rivoli diresse l’opera inaugurale delle Stagione del Palasport, Cavalleria rusticana e Pagliacci, il 3 ottobre 1971, di fronte a circa settemila spettatori; un evento eccezionale e uno dei successi della lunga storia del Teatro Regio. Altra data storica che conferma la presenza determinante di Rivoli al Regio è stata il 15 gennaio 1972, quando il Maestro diresse la prova acustica nel cantiere del nuovo Regio: in un freddo polare, tra tralicci e passerelle, nella cavea del Teatro risuonò l’inizio di Tosca di Puccini. Un’emozione unica e l’eccezionalità del significato di: «Io c’ero!». Nelle altalenanti traversie dei direttori artistici e nell’imminente inaugurazione del Teatro, nel marzo 1972 Rivoli diresse un’altra importante novità per Torino, The Rake’s Progress di Stravinskij.

Si iniziò altresì a imbastire l’opera inaugurale che doveva essere I vespri siciliani di Verdi [è la celebre edizione dell'aprile 1973 con la regia di Maria Callas e Giuseppe Di Stefano, n.d.r], e Gianfranco Rivoli collaborò con Luciano Chailly, il sovrintendente Erba e Gianadrea Gavazzeni, che avrebbe dovuto dirigere l’opera, a definire le compagnie e il trasferimento nel nuovo Teatro. Inaugurò ancora la Stagione d’Autunno al Palasport con La traviata, nel settembre 1972. Nel dicembre 1972 fu finalmente nominato il Direttore Artistico Fulvio Vernizzi, che prese in mano una situazione alquanto confusa e incerta, ma comunque ben impostata. L’incarico di Direttore Stabile di Gianfranco Rivoli non venne rinnovato alla scadenza (inizio del 1973) per i paventati timori del Consiglio d’Amministrazione sull’eventuale incompatibilità tra Direzione Artistica e Direzione Stabile, trattandosi in effetti di due direttori d’orchestra.

Il maestro Rivoli continuò la sua collaborazione al Regio come libero professionista, dirigendo anche Werther nella piccola stagione inaugurale del nuovo Regio, nell’aprile 1973. Diresse ancora Il barbiere di Siviglia, sia al Regio che in vari teatri del Piemonte, e Les Contes d’Hoffmann a fine 1973. Nel 1974 La Bohème al Regio e poi ancora un concerto nel 1980.

Amor di patria mi induce a stendere un pietoso velo sulle incompetenze del Consiglio d’Amministrazione e sulle indecisioni dirigenziali dell’epoca, che non seppero sfruttare e utilizzare il carattere manageriale e la professionalità artistica dimostrata dal Maestro Rivoli nei due anni della sua presenza di direttore ‘tuttofare’, sapendo dirigere e gestire situazioni eccezionali in uno dei momenti più difficili nella storia del Teatro Regio, che segnarono però la rinascita dell’istituzione.

 

Si diceva di Rivoli 'Un maestro europeo': fu scritturato infinite volte in Svizzera, a capo delle orchestre di Ginevra (sia la celeberrima Orchestre de la Suisse Romande che quella di Radio Genève), di Orchestre de Lausanne, della Radio Beromünster (poi diventata Radioorchester DRS di Zurigo) e l’Orchestra della RSI (oggi OSI) di Lugano. Nel 1972 viene invitato all’Opéra di Parigi  dove dirige un memorabile Il barbiere di Siviglia. Nel 1974 Gianfranco Rivoli, con grande genialità, si reinventa una 'nuova' carriera con la prestigiosa nomina di direttore artistico e musicale dell’Orchestra da Camera della Fondazione Gulbenkian di Lisbona e del suo Festival. Per questa orchestra chiama a concorso/audizione i migliori giovani strumentisti provenienti da tutta Europa, creando di fatto una delle compagini migliori di quegli anni per la musica barocca. È sua la riscoperta di repertori sinfonici, operistici, oratoriali e concertistici del ‘700 portoghese e spagnolo, documentati in archivi musicali di grande importanza e da Rivoli incisi sia in disco che per la radio di Lisbona. In questi anni Marie –Thérèse Boiton diverrà sua seconda moglie e da lei avrà altri due figli, Matteo nel 1968 ed Athena Beatrice nel 1978.

 

Gianfranco Rivoli fu direttore di alcune importanti stagioni operistiche a Bilbao e la sua arte fu determinante per la carriera di grandi cantanti: nel 1977 dirige Il trovatore (con Nicola Martinucci, Katia Ricciarelli, Fiorenza Cossotto e Ivo Vinco); nel 1978 La Bohème (con Mirella Freni, Jaime Aragall e Vicente Sardinero); Madama Butterfly, Attila (con Ruggero Raimondi, Rita Orlandi-Malaspina e Martinucci), Andrea Chénier (con Plácido Domingo, Piero Cappuccilli, Juan Pons e Marisa Galvany);  nel 1979 Gianfranco Rivoli dirige Aida (con Nunzio Todisco, Viorica Cortez e Maria Parazzini), Simon Boccanegra (con un giovane Reanto Bruson, Maria Parazzini, Bonaldo Giaiotti e Giorgio Casellato Lamberti), Ernani (ancora Bruson, Giaiotti, Casellato Lamberti e la Angeles Gulin), I due Foscari (Maria Parazzini, un giovanissimo Ferruccio Furlanetto, Vicente Sardinero e Renato Francesconi); nel 1980 è la volta di Lucia di Lammermoor (con Mariella Devia, Beniamino Prior e Giorgio Zancanaro), La sonnambula (Mariella Devia, Dano Raffanti e Mario Rinaudo), La traviata (Adriana Maliponte, Prior e Zancanaro); nel 1982 dirige Lucrezia Borgia (Alfredo Kraus, Margarita Castro Alberty e Benedetta Pecchioli), La Gioconda (la Gulin, José Carreras, Matteo Manuguerra e Rinaudo), Don Carlo (Nicolai Ghiaurov, Jaime Aragall, Mirella Freni, Giovanni Foiani e Viorica Cortez), Les pècheurs de perles (Kraus, Devia, Sarninero e Foiani) e infine nel 1984 la ripresa de I due Foscari (Parazzini, Gaetano Scano e Siegmund Cowan) e Macbeth (Matteo Manuguerra, la Ghena Dimitrova, Foiani e Gianfranco Manganotti). È gustoso l’aneddoto che vide protagonista Plácido Domingo nella rappresentazione del 13 settembre 1978 di Andrea Chénier quando – all”Improvviso” – ‘improvvisamente’ il tenore rimane senza voce. La tensione e il caldo insolito avevano giocato un pessimo tiro all’artista. Sparito dietro le quinte per riaversi e capire se era il caso di proseguire o di chiamare un sostituto, toccò a Rivoli salire sul palcoscenico e dire al pubblico – urlante di disapprovazione – cosa stava succedendo.

 

Gianfranco Rivoli dirada sempre di più la sua presenza nei teatri (le sue ultime apparizioni saranno al Teatro Comunale di Livorno e a quello di Bergamo, per le stagioni operistiche 1986-1987), fino al definitivo ritiro nella prediletta Umbria dove muore - il 18 ottobre 2005 - a Città di Castello.

Ecco, infine, un ricordo dei due figli maggiori di Gianfranco Rivoli, Gianluca e Gianmarco: ad Umbertide il direttore d'orchestra chiacchiera di musica, quando ad un certo punto dice ai due figli «Ho sempre cercato di avvicinarmi il più possibile al pensiero creativo originale dell’autore, alle sue idee, alle sue emozioni, convinzioni,  abitudini, gusti, pregi, difetti e alle vicende umane del compositore. Tutto questo è stata la sintesi finale il mio lavoro: interpretare e trasmettere lo stato d’animo 'originale' del compositore al mio pubblico. Già: il teatro, il teatro dell’opera… una macchina complicata che obbliga a far convergere (in circa due o tre ore) la vita 'in quell'evento' dei miei artisti, la loro cultura, le loro convinzioni, il loro 'sentire'... perfino i vizi e le loro virtù; si sentono le ansie, i drammi, le soddisfazioni, la gioia del successo anche quando capitano momenti di irresistibile, ma involontaria. comicità: il kimono che scivola giù dopo 'Ah vien, sei mia' mentre Pinkerton e Cio-cio-san passano dal giardino alla casetta... oppure Scarpia che improvvisamente resuscita saltellando per il palco per togliere dalla mano la goccia di cera bollente che gli era caduta dal candelabro. Ci sono stati momenti terribili e di 'vero dramma' mentre sentivo alle spalle, senza saperne la ragione (tanto ero preso dall’orchestra e dallo spettacolo) l’onda montante delle risate. Ma, in teatro, non si sa come … tutto torna sempre a posto» 

 

Si ringrazia per i contributi:

Paolo Antonini        
Fonico della RAI Radiotelevisione Italiana;

Giorgio Weiszberger   
Per il prezioso aiuto nel ritrovare le recensioni a stampa dei concerti di Gianfranco Rivoli;

Ernesto Dedò          
Per il trattamento delle fotografie con software adatti al restauro.

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The history of Italian musical interpretation is full of great artistic personalities: some have become more famous than others thanks to their remarkable record heritage and the amount of sound material witnessing their activity; others - by choice - have conducted their careers in a more secluded but no less important way. Gianfranco Rivoli was among the artists most loved by orchestras, soloists and singers from all over the world; was an Italian 'export' (a term coined for a series of national radio programs) and - despite being frequently engaged in the great Italian operatic repertoire, he achieved extraordinary successes in French opera, in the musical world of Portuguese and Spanish Baroque, in the symphonic music of the great national schools (Nordic and Russian) and - last but not least - in the Italian and European musical repertoire of the twentieth century.

Born in Milan on 2 June 1921, Gianfranco Rivoli completed his studies at the 'Giuseppe Verdi' Conservatory of his city, where he graduated in composition, conducting (under the careful teaching of Antonino Votto) and choral singing; he then completes his professional training by studying piano and organ, instruments where he immediately appeared a champion for the extraordinary speed of reading the scores, even the most complex

In 1937 Rivoli was the winner of the National Piano Composition Competition in Bologna and, in 1940 - close to the Second World War - he became a young conductor of the Milan University Orchestra. These were the hard times of the war: in 1943 the young musician interrupted his promising career as a conductor to be compulsorily enlisted in the army, where he served until 8 September 1945. That was an Italy at the mercy of madness. Fascist politics and the will to get out of the deterioration of the war as soon as possible: like Gianfranco Rivoli, many young musicians were involved in spite of themselves in the political events of those years: Bruno Maderna, Carlo Maria Giulini and Guido Cantelli, Gioconda De Vito, Arturo Bendettti-Michelangeli, Carlo Zecchi, the members of the Italian Quartet, the very young Igor Markevitch (at the time residing in Florence) and the older Vittorio Gui, Willi Ferrero, Victor de Sabata and Gino Marinuzzi, not to mention the greatest singers operatic music of those years, all poised between political opportunism and disgust for fascism.

Gianfranco Rivoli was lucky enough to have worked only for the musical cause: in 1942 (but the film was released in 1943) he wrote the soundtrack for the film I trecento della settima (The three hundred [soldiers] of the seventh [battalion]), a moving celebration of the alpine heroism of director Mario Baffico. The film tells the story of a company of Alpini, which - starting from a village in one of our Italian valleys - goes to Albania where it is entrusted with the task of keeping a pass of particular strategic importance at all costs. The three hundred men, huddled around their captain, remain faithful to the delivery and resist the infernal fury of the enemy, preponderant and better placed, wearing out, tapering to remain only a handful of men and enduring privations of all kinds. In the end, the small group of survivors, conquered the summit in the hands of the enemy: with very high morale, the last Alpini pay the honors to their heroically fallen captain. The film, openly propaganda, was played by the real Alpini of two Piedmontese battalions and the scenes were shot partly in Cinecittà, Rome, partly on the hills of Limone Piemonte and (for the high-altitude scenes) on the slopes of Mont Blanc. If the success of audiences and critics was modest (in volume II of the Cinema, grande storia illustrata by DeAgostini, Novara 1981, the impression of imminent Italian defeat that the film induced on the public is underlined) in itself the film can well be defined an 'anticipation' of the Italian cinematic neorealism that will dominate post-war Italian screening rooms. Rivoli's music is of great value: divided between the descriptiveness of the natural and war environment, and the introspection of the heroic-human sentiment of those Alpini, it proves to be proof of considerable musical and orchestral knowledge, even if it contains references - between the other highly appreciated - to Italian opera music.

After the war, and returned to Italy, Gianfranco Rivoli meets Raffaella Cortellini who becomes his wife: the first two children are born from the marriage: Gianluca in 1946 and Gianmarco in 1948. It is in 1946 that the young master begins a long period of collaboration with the Teatro alla Scala in Milan: with the reconstruction of Piermarini, the first experiences of the Milanese director met immediate and warm success, so much so that on the Scaligero podium (thanks to his sincere supporters, Antonino Votto and Victor de Sabata) he was permanently invited as director of the ballets until 1953. It was in the summer season of La Scala, which was held at the Palazzo dello Sport in 1946, that the 25-year-old Rivoli took the podium to conduct Delibes' masterpiece, Coppelia: the performers were artists of great renown, such as the famous Ugo Dell'Ara, the étoile Emilia Clerici and Ria Legnani. The sumptuous sets and costumes were by Nicola Benois, son of the painter and set designer Aleksandr. In June 1947, on the occasion of the 25th Milan Fair, the Delegates of France were invited to an evening in their honor with an applauded performance of Madama Butterfly. A true star of that time, Antonio Guarnieri, climbed the podium, while Gianfranco Rivoli was entrusted with the direction of a masterpiece of dance, the famous Boléro by Maurice Ravel. Rivoli's masterful performance, aimed at a strongly idiomatic vision of the piece, thrilled the French delegates for the amazing interpretation of the orchestra and the perfect preparation of the ballet company.

It also happened, in these early years, that the intemperate young Gianfranco did not hold back his language and happened to criticize the powerful superintendents and artistic directors of the postwar Italian theatrical revival. At the end of those 40s Gianfranco shrugged at various musical requests, criticizing some artistic choices of Antonio Ghiringhelli, superintendent of the Teatro alla Scala, imperturbable entrepreneur and industrialist: he had entrusted him with the direction of some ballets to be performed at the Parco dello Sport, waiting for the reconstruction of the Teatro alla Scala and did not like criticism. However, in 1946 (the theater was just inaugurated after the reconstruction) Ghiringelli returned to trust in the solid profession of Gianfranco Rivoli, entrusting him with the ballet season again. In general, the circumstantial criticisms of the 'powerful' did not make Rivoli's career easy (and this more in Italy than abroad) nevertheless the performances he gave at La Scala were useful in his subsequent professional life, and in any case, for the executives. , the directors, singers and show business workers who knew him, his outspoken and sincere character was often appreciated as they were aware that Rivoli never had ulterior motives and that everything he said and did was in the name of music and his honesty intellectual.
Rivoli lived the theater from the inside ', he lived the music in an all-encompassing way and his artistic curiosity always pushed him to attend the rehearsals of the greatest masters of those years and to attend the historical staging of works that have made the history of Milanese theater. From the great directors Rivoli learned the secrets of 'his masters (they were at the same time' colleagues'): Victor de Sabata, Herbert von Karajan, Carlo Maria Giulini, Antonino Votto, the very young Guido Cantelli, Argeo Quadri, Franco Capuana, Issay Dobrowen , his own teacher Antonino Votto and especially Wilhelm Furtwängler. Gianfranco Rivoli, in front of these monumental musical figures, confronted himself with the Olympus of conducting.


Very often he alternated in the direction with a conductor already well known to the Milanese public, Nino Sanzogno. In collaboration with his friend, he was the protagonist of memorable seasons on tour in Italy, bringing the ballets created in Milan to the Arena di Verona, to the Maggio Musicale Fiorentino and to the Teatro Regio in Turin. In that 1950 Gianfranco Rivoli had the opportunity to conduct one of the greatest étoiles of the Opéra de Paris, Yvette Adrienne Chauviré, who since 1948 triumphantly trodden the most prestigious stages in Europe. Those were not easy years for Chauviré, not because of her profession, but because of the 'jealousy' that the Parisian public reserved for her 'muse of dance', seeing her triumph first in Monte-Carlo and then in Milan (shortly thereafter will move to the Royal Ballet in London). The love that Yvette Chauviré had for Milan and La Scala was absolute and sincere: the encounter with a sensitive but at the same time technically flawless artist like Gianfranco Rivoli produced memorable shows. Ballet, in those of the Italian social and economic recovery, in the heart of the Milanese had already reached the same importance as opera, and artists of acclaimed fame alternated for the major masterpieces of this precious musical genre. Gem among the gems was Yvette Chauviré, the unforgettable Queen in Tchaikovsky's Swan Lake: she is perfect and Rivoli accompanies her in a superb way. The agreement is absolute, the triumph is certain: the last performance of that production was the Sunday afternoon of February 19, 1950, the whole team was perfectly run-in. In the dressing rooms, the artists are tried, exhausted but enormously happy with the exceptional performance: we say goodbye, it is a 'goodbye' that also smacks of farewell. Rivoli, admired - indeed entranced - by Chauviré, refers to the day after a last meeting with the French étoile. On Mondays the conductor is at La Scala, he meets Chauviré and - with a shyness that was not his own - he asks her ... for an autograph! You do not think it is a banality: it was not customary among artists to exchange reciprocal autographs, but that so simple, spontaneous gesture of Gianfranco arouses the sincere admiration of Yvette that she writes: 

Pour le Maestro G. Rivolli (sic)

En souvenir de notre “Lac des Cygnes”

si parfaitment dirigé Sincères

remerciements

Chauviré Y

Milan 20/2/50

 

The Milanese of the Piermarini Hall will long remember the wonderful show offered by Chauviré and Rivoli. Shortly thereafter, the conductor will return to the podium of La Scala for a superb performance of Les Sylphides to music by Chopin arranged by Vincenzo Tommasini, a very refined composer who died on the fall of 1950. In Milan Rivoli will return in 1971 (to the Piccola Scala) where he directs the ballet Serenata by Alfredo Casella and a staging of the opera Noye's Fluddle (L'arca di Noè sung in Italian) written by Benjamin Britten.

The second great Italian city that saw Rivoli in the splendor of his directorial art was Genoa. The 'Superba' had not only the Carlo Felice as its main opera house, but an important number of other musical realities, both in the lyric and symphonic genres, such as the famous Cinema Teatro Santa Margherita and the Skyscraper Theater. Between 1952 and 1973 Gianfranco Rivoli was one of the main protagonists of the Genoese musical world: his debut in the Ligurian capital took place at the Augustus Theater in 1952 with Rigoletto by Verdi, Madama Butterfly by Puccini, Cavalleria rusticana by Mascagni and Pagliacci by Leoncavallo, the latter who saw the prestigious presence on the stage of Beniamino Gigli. Augustus was a 'lucky' theater, as it was miraculously spared from the bombings of 1941 and in some way represented the artistic rebirth of the city when it was attended by authentic champions such as Alberto Sordi (at the beginning) and a great jazz like Louis Armstrong . In 1952 Gianfranco Rivoli conducted La traviata, with a wonderful soprano of Romanian origin, Virginia Zeani, Don Pasquale by Donizetti and a modern opera Tempo di Carnevale written by Guido Farina (190-1999) with libretto by Arturo Rossato. Farina held the Chair of Musical Culture and (later) of Vocal Polyphony at the Milan Conservatory for a long time and there is no doubt that the two knew each other personally, even if there are no documents regarding their possible friendship.

In 1960 he finally got on the podium of the Carlo Felice (Teatro Comunale dell’Opera as it was called at the time) with Verdi's La forza del destino and (for the summer season) directed Il barbiere di Siviglia at the city park of Nervi. The esteem that Genoa showed to Rivoli earned him a solid credit in proposing works by living authors, which is not unusual in an Italy that was experiencing its economic boom and which was asking for works other than the great repertoire: in 1962 there was a succession of Dallapiccola's Il progioniero, Luciano Chailly's Il mantello and Stravinsky's Mavra; in 1963, Frank Martin's Le mystère de la nativité (with Magda László), Battono alla porta by Riccardo Malipiero; in addition to a bel canto opera that had had great success in Italy in the early 1900s, Fra Diavolo by Daniel Auber. Other works of great repertoire followed in Genoa: in 1964 Lucia di Lammermoor (with a sensational Renata Scotto), Rigoletto (with the great Alfredo Kraus - who became one of Rivoli's most intimate and sincere friends) and La Périchole by Offenbach. In 1965 Genoa saw the birth of two new operas (Il rosario by Jacopo Napoli, and Il contrabasso by Valentino Bucchi) and of an opera practically never performed in Italian, Der Mond (The moon, sung in the Italian translation) by Carl Orff. Mozart appears for the first time in the Rivoli repertoire in 1966, with Così fan tutte, in the sumptuous park of Villa Gavotti Della Rovere in Albissola; in 1967 he directed Les Adeux by Marcel Landowski and Partita a pugni by Vieri Tosatti and finally in 1968 he staged Job by Dallapiccola, Œdipus Rex by Stravinskij and El retablo de maese Pedro by Manuel de Falla.


It is in this period that Gianfranco Rivoli is noticed by the artistic directors of some European opera houses: his remarkable ability to indulge the voices without ever tiring them (but, on the contrary, enhancing their timbres and expressive abilities) convinced many important opera houses. (and some prestigious symphony and radio orchestras) who could be the right person to encourage the presence of the public in theaters and enrich the heritage of recorded music for the radio archives thanks to its great musical value and the remarkable originality of the repertoire. The 'export' phase of Gianfranco Rivoli's career begins: Paris, Monte Carlo, Zurich, Geneva, Amsterdam, The Hague, Lisbon and - above all - the long collaboration with the Vienna Opera House. He then left Genoa to bring Italian art and 20th century music to Europe: Rivoli's last appearance in Genoa was in 1973 with still with modern music: Renard by Stravinskyj and Il cordovano by Petrassi.

Liguria borders on France and Rivoli's passion for music festivals inevitably leads him to direct works at the Aix-en-Provence Festival: there will be nine seasons in which he takes the podium to give life to masterpieces such as L'incoronazione di Poppea (with a very young Teresa Berganza), Don Giovanni (with Stich-Randall), Don Pasquale (with Gabriel Bacquier) and Il barbiere di Siviglia (again with Berganza and the young Luigi Alva).

At the beginning of 1970 Rivoli was called to the musical direction of the new Teatro Regio in Turin, rebuilt after its destruction during the Second World War, and where he became the promulgator of fruitful initiatives for the diffusion (also in the province) of opera and symphonic music. His managerial ability, as well as the strong musical character and affability he showed with the workers, was widely praised by the composer and artistic director Alberto Bruni Tedeschi, whose amazing life today deserves an accurate and documented biography. Gianfranco Rivoli's work in Turin is witnessed by a series of shows of international prestige, thanks also to the singers who had become friends and solid collaborators, first of all Alfredo Kraus. This restricted list of works presented in Turin shows Rivoli's artistic (and intellectual) caliber: Il cordovano, Wozzeck, Il gabbiano (by Roman Vlad). Jeanne d'Arc au bûcher (in Italian), Peter Grimes, Jenůfa, Katerina Izmajlova, The Rake's Progress together with the great lyrical repertoire with La traviata, Werther, Il barbiere di Siviglia, La Gioconda, Les Contes d'Hoffmann, La Bohème and Boris Godunov where Rivoli achieved a personal triumph as a formidable Russian opera conductor. On tour in the Piedmont, Ligurian and Lombard provinces, Rivoli brought Verdi's Messa da Requiem which thrilled thousands of people. Here is a moving memory of Piero Robba, curator of the Historical Archives of the Regio di Torino:

I met Gianfranco Rivoli at the beginning of September 1971 when, following a competition from the Teatro Regio, I took on the role of inspector of the choir (...) The meeting and attendance with Gianfranco Rivoli was one of the most important experiences both on a professional level both on a human and civil level. A determined, dynamic, communicative person, he immediately fascinated me and a frank and cordial relationship was immediately established. Knowing of my previous experience in prose theater, he was very interested in work and the environment and recalled with pleasure the experience in directing famous actors such as Valentina Fortunato, Sergio Fantoni, Enzo Garinei and others under the direction of Luca Ronconi in Jeanne d'Arc au bûcher of Honegger, in 1967 at the Teatro Nuovo.
Maestro Rivoli came from a long association with the Teatro Regio which dates back to 1949 when he directed the ballet
Passacaglia with music by J.S. Bach, at the Teatro Nuovo, then directed other operas and ballets until 1970, making Turin known of the masterpieces of the twentieth century such as Daphmis et Chloé by Ravel, Il prigioniero by Dallapiccola, Wozzeck by Berg, Il cordovano by Petrassi, Œdipus Rex by Stravinskij, Britten's Peter Grimes, Janáček's Jenůfa, Shostakovich's Katerina Izmajlovai and other works and authors unknown to our audience. In January 1971 he was appointed Permanent Director, a role that previously did not exist in the Theater staff. This was one of the many inventions that the new Superintendent Giuseppe Erba introduced to the Regio as the incredible idea-project of the Autumn Seasons at the Palasport, an idea that found in Gianfranco Rivoli one of the most valid supporters and became its creator.

Rivoli actually also had the functions of Artistic Director, although not officially since, between 1970 and 1972, Ferdinando Previtali and Luciano Chailly alternated as consultants, but in fact almost never present in Turin. Rivoli carried out both the direction and the artistic organization very well, in a very difficult climate and situation. Logistic, trade union, economic, legislative difficulties and obstacles that a determined and operative personality like Rivoli, combined with the determination of a superintendent like Erba, managed to manage and control, determining the success of the Palasport and the premises of the new Regio that was in the making.
The experience of the Palasport was useful and interesting, but certainly the difficulties of working in a new and adapted environment were not few and, on several occasions, the representatives of the choir and the trade unionists contested the management whose referent was Gianfranco Rivoli. During yet another verbal confrontation I remember the Master's reaction to the unorthodox accusations, to which he exploded shouting:
"I did the Resistance, let alone if I am impressed by four Fascists like you!". With a few murmurs the protesters calmed down.
Gianfranco Rivoli directed the inaugural opera of the Palasport Season,
Cavalleria rusticana and Pagliacci, on 3 October 1971, in front of about seven thousand spectators; an exceptional event and one of the successes of the long history of the Teatro Regio. Another historical date that confirms Rivoli's decisive presence at the Regio was January 15, 1972, when the Maestro directed the acoustic rehearsal in the construction site of the new Regio: in a polar cold, between pylons and catwalks, in the auditorium of the Theater the beginning rang by Tosca di Puccini. A unique emotion and the exceptionality of the meaning of: "I was there!". In the ups and downs of the artistic directors and the imminent inauguration of the theater, in March 1972 Rivoli directed another important novelty for Turin, Stravinsky's The Rake's Progress.

The inaugural work which was to be Verdi's I vespri siciliani [it is the famous edition of April 1973 directed by Maria Callas and Giuseppe Di Stefano, ed] also began, and Gianfranco Rivoli collaborated with Luciano Chailly, the superintendent Erba and Gianadrea Gavazzeni, who should have directed the opera, to define the companies and the transfer to the new theater. He again inaugurated the Autumn Season at the Palasport with La traviata, in September 1972. In December 1972, the Artistic Director Fulvio Vernizzi was finally appointed, who took over a somewhat confused and uncertain situation, but still well set up. Gianfranco Rivoli's position as Permanent Director was not renewed upon expiry (early 1973) due to the feared fears of the Board of Directors on the possible incompatibility between the Artistic Direction and the Permanent Direction, since they are in fact two conductors. Maestro Rivoli continued his collaboration with the Regio as a freelancer, also directing Werther in the small inaugural season of the new Regio, in April 1973. He again directed Il barbiere di Siviglia, both at the Regio and in various theaters in Piedmont, and Les Contes d'Hoffmann at the end of 1973. In 1974 La Bohème at the Regio and then another concert in 1980.
Love of country leads me to draw a pitiful veil on the incompetence of the Board of Directors and on the managerial indecisions of the time, which did not know how to exploit and use the managerial character and the artistic professionalism shown by Maestro Rivoli in the two years of his presence as director 'handyman', knowing how to direct and manage exceptional situations in one of the most difficult moments in the history of the Teatro Regio, which however marked the rebirth of the institution.


Rivoli was said to be a European master: he was hired countless times in Switzerland, at the head of the orchestras of Geneva (both the famous Orchester de la Suisse Romande and that of Radio Genève), of Orchester de Lausanne, of Radio Beromünster (which later became Radio of Zurich) and the Orchestra della RSI (now OSI) of Lugano. In 1972 he was invited to the Paris Opera where he conducts a memorable Il barbiere di Siviglie. In 1974 Gianfranco Rivoli, with great genius, reinvents a career with the appointment of artistic and musical director of the Chamber Orchestra of the Gulbenkian Foundation in Lisbon and its festival. For this orchestra he calls the best young instrumentalists from all over Europe to competition / audition, effectively creating one of the best groups of those years for Baroque music. His rediscovery of 18th century Portuguese and Spanish symphonic, operatic, oratorial and concert repertoires, documented in musical archives of great importance and recorded by Rivoli both on record and for the Lisbon radio. In these years he meets Marie-Thérèse Boiton, who will become his second wife and with whom he will have two other children, Matteo in 1968 and Athena Beatrice in 1978.

Gianfranco Rivoli was conductor in some important opera seasons in Bilbao and his art was decisive for his career of great singers: in 1977 he conducted Il trovatore (with Nicola Martinucci, Katia Ricciarelli, Fiorenza Cossotto and Ivo Vinco); in 1978 La Bohème (with Mirella Freni, Jaime Aragall and Vicente Sardinero); Madama Butterfly, Attila (with Ruggero Raimondi, Rita Orlandi-Malaspina and Martinucci), Andrea Chénier (with Plácido Domingo, Piero Cappuccilli, Juan Pons and Marisa Galvany); in 1979 Gianfranco Rivoli conducts Aida (with Nunzio Todisco, Viorica Cortez and Maria Parazzini), Simon Boccanegra (with a young Reanto Bruson, Maria Parazzini, Bonaldo Giaiotti and Giorgio Casellato Lamberti), Ernani (again Bruson, Giaiotti, Casellato Lamberti and Angeles Gulin), I due Foscari (Maria Parazzini, a very young Ferruccio Furlanetto, Vicente Sardinero and Renato Francesconi); in 1980 it was the turn of Lucia di Lammermoor (with Mariella Devia, Beniamino Prior and Giorgio Zancanaro), La sonnambula (Mariella Devia, Dano Raffanti and Mario Rinaudo), La traviata (Adriana Maliponte, Prior and Zancanaro); in 1982 he directed Lucrezia Borgia (Alfredo Kraus, Margarita Castro Alberty and Benedetta Pecchioli), La Gioconda (la Gulin, José Carreras, Matteo Manuguerra and Rinaudo), Don Carlo (Nicolai Ghiaurov, Jaime Aragall, Mirella Freni, Giovanni Foiani and Viorica Cortez), Les pècheurs de perles (Kraus, Devia, Sarninero and Foiani) and finally in 1984 the reprise of I due Foscari (Parazzini, Gaetano Scano and Siegmund Cowan) and Macbeth (Matteo Manuguerra, Ghena Dimitrova and Foiani). The anecdote that saw Plácido Domingo as the protagonist in the performance of Andrea Chénier on 13 September 1978 is tasty when the tenor is left without a voice. The tension and the unusual heat had played a bad trick on the artist. Disappeared behind the scenes to recover and understand if it was appropriate to continue or to call a replacement, it was Rivoli's turn to get on stage and tell the audience - screaming in disapproval - what was happening.

Gianfranco Rivoli thins out his presence in theaters more and more (his last appearances will be at the Municipal Theater of Livorno and that of Bergamo, for the 1986-1987 opera seasons), until his definitive retirement in his favorite Umbria where he dies - on October 18, 2005 - in Città di Castello. Finally, here is a memory of Gianfranco Rivoli's two first sons, Gianluca and Gianmarco: in Umbertide the conductor chats about music, when at a certain point he says to his two sons «I have always tried to get as close as possible to the original creative thought of author, the composer's ideas, emotions, beliefs, habits, tastes, merits, defects and human affairs. All this was the final synthesis of my work: interpreting and transmitting the composer's 'original' mood to my audience. Yes: the theater, the opera house ... a complicated machine that forces to bring together (in about two or three hours) the life 'in that event' of my artists, their culture, their beliefs, their 'feelings '... even the vices and their virtues; you feel the anxieties, the dramas, the satisfactions, the joy of success even when moments of irresistible me involuntary comedy occur: the kimono that slips down after 'Ah come, you're mine' while Pinkerton and Cio-cio-san pass by the garden to the little house... or Scarpia who suddenly resurrects by hopping around the stage to extinguish the drop of hot wax that had fallen from the candlestick onto his hand. There were terrible moments and of 'real drama' while I felt behind me, without knowing the reason, I was so taken by the orchestra and the show, the rising wave of laughter. But, in the theater, we don't know how… everything always goes right ».

Thanks for the contributions:

Paolo Antonini
Sound engineer of RAI Italian Broadcasting;

Giorgio Weiszberger
For the invaluable help in finding the printed reviews of Gianfranco Rivoli's concerts;

Ernesto Dedò
For the treatment of photographs with software suitable for restoration.